Friday, December 13, 2019

In visita a Madeira




Alcuni membri del Brussels Wine Club sono stati in visita a Madeira, e naturalmente ne hanno approfittato per andare a trovare alcuni produttori del famoso vino fortificato. Ecco alcuni appunti che ho scritto in base alle mie ricerche ed a quanto abbiamo avuto la fortuna di degustare.

Marco Carnovale

Un po' di storia

I capitani portoghesi João Zarco, Bartolomeu Perestrelo e Tristão Teixeira nel 1419 vi trovarono rifugio da una tempesta. L’anno dopo Lisbona iniziò ad inviare coloni. Alle prime coltivazioni di canna da zucchero seguì il finocchio, dai cui prende nome la capitale Funchal, prima città fondata da europei al di fuori del vecchio continente dopo la caduta dell’impero romano, nel 1424.

Madeira, la lussureggiante “isola del legno”, era sulla rotta delle grandi esplorazioni, e fiorì il commercio. Aveva il nome giusto Alvise da Mosto, un veneziano che nel 1455 introdusse la vite, malvasia di Candia che Venezia allora governava.

Nel XVI secolo, l’isola si trovava sulla rotta degli alisei che dall’Europa portava alle Americhe, e i portoghesi cominciarono ad esportare vino oltreoceano. Dati i lunghi tempi di navigazione ai tropici però, il caldo e l’ossidazione rendevano il prodotto imbevibile.

Per ovviare a ciò, nel XVII secolo si diffuse la pratica della fortificazione con alcol distillato dalla canna da zucchero. Si racconta che una nave diretta in America non vendette il vino e lo riportò a Funchal.

Assaggiandolo, lo si trovò migliorato. L’armoniosa fusione di persistente acidità ed avvolgente dolcezza venne accreditata al caldo delle stive.

Qualcuno pensò anche al movimento delle onde. Per cui, fino all’inizio del novecento, si mandarono botti di vino su e giù per l’oceano, per ottenere vinho da roda (vino di “andata e ritorno”).

Nel XVIII secolo, per simulare il caldo delle stive, si costruirono depositi con tetto di vetro, una specie di serre per il vinho do sol (vino del sole). Le esportazioni fiorirono. Il madeira fu molto apprezzato in America, tanto che George Washington lo scelse per brindare all’indipendenza degli Stati Uniti nel 1776. In Russia fu amato dallo Zar e dalla nobiltà.

Il XIX secolo fu difficile: la recessione seguita alle guerre napoleoniche colpì le esportazioni. La guerra civile americana bloccò il traffico verso occidente e l’apertura del canale di Suez tagliò fuori l’isola da quello verso l’oriente. Il duplice flagello, prima dell’oidio e poi della fillossera, fece strage nelle vigne. Disperati, i vignaioli facevano vino da viti americane non innestate, i “produttori diretti”, con triste perdita di qualità.

Il secolo scorso iniziò male: la grande guerra rese rischioso il trasporto per mare. Proibizionismo americano e Rivoluzione d’Ottobre chiusero le porte ai due principali mercati. Intanto miglioravano le tecnologie per il trasporto del vino, aumentava la velocità delle navi, non serviva più fortificare per esportare anche a grandi distanze. La produzione crollò, si espiantarono vigne. Il madeira venne tristemente relegato in cucina, come condimento.

La Grande Depressione e la seconda guerra mondiale deprimono ancora di più la produzione. Madeira è isolata, i contadini non hanno modo di vendere e smettono quasi di produrre uva. Oggi è quasi impossibile trovare annate dalla metà degli anni trenta agli anni cinquanta.

A partire dalla fine del XX secolo però c’è una ripresa. Il mercato mondiale diventa più sofisticato ed il gusto impegnativo del madeira, ossidativo, più fresco e minerale del porto, guadagna consensi. Punta sulla qualità dato che non potrà mai vincere sulla quantità. L’uso dei “produttori diretti” va a scemare e finisce nel 1980, in preparazione all’entrata del Portogallo nell’Unione Europa. Quest’ultima è di grande beneficio: facilita l’accesso ai mercati e invia sovvenzioni.

Ci arrivo in aereo un turbolento pomeriggio di Aprile che quasi obbliga il comandante ad abortire l’atterraggio sull’ardita pista sospesa su 180 piloni fissi nel mare. Gli alisei restano temibili come seicento anni fa.

Geografia e viticoltura

Madeira si trova a 32 gradi di latitudine, al limite della fascia propizia alla viticoltura. Clima subtropicale, con temperature raramente sotto i 10 gradi o sopra i 20. Il suolo è vulcanico, molto scosceso.

Solo 450 ettari di vigneti: piccoli, difficili terrazzamenti strappati alla lava rendono impossibile ogni meccanizzazione. Circa 1500 i viticoltori che si cimentano nella sfida, spesso microproduzioni sul terreno adiacente all’abitazione. Solo quattro i vitigni considerati “nobili”, tutti bianchi. Le vigne di sercial sono di solito piantate in altitudine, quasi fino a 1000 metri, per conferire maggiore acidità. Quelle del verdelho sui 400-500 metri mentre boal e malvasia danno il meglio al caldo, presso il livello del mare. Un vitigno rosso, il tinta negra, più resistente, è piantato un po’ ovunque.

Le piogge elevate, soprattutto sui pronunciati rilievi, forniscono abbondante acqua, opportunamente convogliata con un’intricata canalizzazione di oltre 2.000km. I forti alisei da nord-est favoriscono le vigne sul lato meridionale dell’isola, più riparate dalle montagne. Sul versante nord le terrazze devono essere protette da vento e salsedine con siepi e muri a secco.

La produzione è di circa 4 milioni di litri, nulla rispetto agli 80 milioni di porto. Il tinta negra fa l’85% della produzione. Quanto un’etichetta non reca indicazione di vitigno, si sottintende tinta negra. Boal e malvasia contribuiscono il 5% ciascuno, sercial e verdelho il 2,5%. Microscopica la produzione di altri due vitigni bianchi: il terrantez ed il bastardo, quest'ultimo praticamente estinto. I loro vini, semi-dolce o semi-secco, sono rarità da collezionisti.

Si vendemmia prima che le uve abbiano raggiunto la piena maturazione per accentuare l’acidità. Difficile la produzione biologica: il clima molto umido obbliga al trattamento delle uve.

I principali mercati sono Francia col 26% delle esportazioni, Portogallo 18%, Germania 10%, Regno Unito 9%, Giappone 8% e USA 7%.

Vinificazione

La fermentazione avviene in botti di legno o tini di cemento o acciaio, e alcuni produttori si affidano ai fermenti indigeni. L’aggiunta di piccole quantità di mosto concentrato o acido tartarico è consentita durante o dopo la fermentazione: utile per correggere il gusto considerando che manca la fermentazione malolattica.

La fortificazione ha durata variabile a seconda della tipologie e viene fermata dalla fortificazione. All’alcol da canna da zucchero nel XVII secolo subentrò il brandy. Oggi si usa alcol puro distillato da uva, importato da Francia e Spagna.

Si vendemmia prima che le uve abbiano raggiunto la piena maturazione per accentuare l’acidità. Difficile la produzione biologica: il clima molto umido obbliga al trattamento delle uve.
I principali mercati sono Francia col 26% delle esportazioni, Portogallo 18%, Germania 10%, Regno Unito 9%, Giappone 8% e USA 7%.
La fermentazione avviene in botti di legno o tini di cemento o acciaio, e alcuni produttori si affidano ai fermenti indigeni. L’aggiunta di piccole quantità di mosto concentrato o acido tartarico è consentita durante o dopo la fermentazione: utile per correggere il gusto considerando che manca la fermentazione malolattica.
La fortificazione ha durata variabile a seconda della tipologie e viene fermata dalla fortificazione. All’alcol da canna da zucchero nel XVII secolo subentrò il brandy. Oggi si usa alcol puro distillato da uva, importato da Francia e Spagna.


Vinificazione
Vitigno (min 85%)
tipologia
fermentazione
zucchero residuo (g)
fortificazione (%)
sercial
secco
5-6 giorni
9-27
9-10
verdelho
semi-secco
3-4 giorni
27-45
10-13
boal
semi-dolce
2-3 giorni
45-63
13-16
malvasia
dolce
18-24 ore
63-117
17-21


Col sercial si fa vino secco, col verdelho il semi-secco, col boal (o bual) il semi-dolce e con la malvasia, prevedibilmente, il madeira dolce. Il vino deve contenere almeno l’85% del vitigno indicato in etichetta.

Con il tinta negra si fanno tutte le tipologie. Sono vini meno complessi che fino a pochi anni fa non erano autorizzate a indicare il vitigno. Rari gli assemblaggi, poco più che sperimentali. Uno di questo è il Rainwater, ottenuto con verdelho e tinta negra, semi-dolce, molto richiesto negli USA.

Dopo la fortificazione il vino ha raggiunto i 19 gradi ed inizia la fase cruciale dell’azione del calore, che può avvenire in due modi. Canteiro (trave) è il sistema più nobile, riservato ai vini pregiati, che maturano in botti di legno collocate su travi (i canteiros appunto). Sono posti in ambienti non condizionati, a volte anche all’aperto, sotto il sole, per almeno due anni.

Il problema del canteiro è duplice: il costo e l’aleatorietà del risultato finale, ostaggio di fattori climatici incontrollabili. Ciascun madeira di canteiro è unico nel suo genere, ma imprevedibile. Si cerca di regolare freschezza e morbidezza spostando i canteiros, da un’esposizione a nord in ambienti freschi per privilegiare la prima, a depositi orientati a sud in ambienti caldi per aumentare la seconda. Un’arte difficile.

Per questo si è diffusa la pratica dell’estufagem (stufatura) per la fascia medio-bassa del mercato, dove la costanza nel prodotto finale è essenziale. Ce ne sono due varianti: nella cuba de calor (tino di calore) il vino viene immesso in grandi tini d’acciaio, dentro o intorno ai quali vengono posizionati condotti in cui scorre acqua sui 50°C. Così il vino può essere riscaldato secondo le indicazioni dell’enologo, per 90 giorni.

Nell’ armazem de calor (magazzino di calore) il tino d’acciaio viene posizionato in una stanza riscaldata. Il calore trasmesso al vino è indiretto, e necessita di 6-12 mesi. Sistema più costoso e per questo meno diffuso, ma il riscaldamento è più lento, come nelle stive dei velieri!

In qualche caso il vino viene fortificato dopo l’estufagem per evitare perdite di alcol a causa del calore e poi travasato in botti di legno per l’invecchiamento. Qui si sviluppa il misterioso processo ossidativo che si può protrarre oltre un secolo. La lentezza genera il fascino del madeira, mentre un vino “maderizzato” per rapida ossidazione o esposizione al calore ci ripugna.

Il madeira invecchia in botte: la perdita per evaporazione viene rabboccata con vino identico, ma solo in parte. Una volta in bottiglia resta quasi immutabile, salvo la necessità di cambiare tappo dopo qualche decennio.

Per questo motivo, dal 1994 in poi, l’Unione Europea ha chiesto di indicare in etichetta l’annata di imbottigliamento. Infine l’ispezione dell’Istituto del madeira che certifica il prodotto prima che sia messo in commercio.

Una curiosità: i distillatori scozzesi mandano le loro botti per farci invecchiare il madeira per 2-3 anni e trasferire il sapore del vino al whisky. Per contro, produttori di madeira comprano botti usate di cognac o sauternes per donare eleganza al proprio vino.

Categorie di invecchiamento
etichetta
invecchiamento
Vitigno
maderizzazione
Finest 3 anni
3-5 anni
Tinta negra
estufagem
Reserva 5 anni
5-10 anni
Tinta negra e/o nobile
estufagem
Reserva especial 10 anni
10-15 anni
nobile
canteiro
Extra reserva 15 anni
15-20 anni
nobile
canteiro
Colheita (annata)
5-19 anni, (annata unica min. 85%)
nobile
canteiro
Vintage o Frasqueira (annata)
Minimo 20 anni + 2 in bottiglia, (annata unica min 85%)
nobile
canteiro

L’indicazione vintage appare solo su vecchie bottiglie: la legge portoghese sancisce che solo il vino porto possa usarla in etichetta, mentre al madeira è riservata l’indicazione frasqueira (da frasco, fiasco).

Le bottiglie sono conservate in verticale. L’eventuale ossidazione per deterioramento del tappo non è un problema mentre il contatto con un tappo deteriorato sarebbe fatale. I vini così invecchiati durano a lungo anche dopo aver stappato la bottiglia: qualche mese per un “3 anni”, fino a due anni per una colheita o frasqueira. Un altro vino soffrirebbe dell’ossidazione, il madeira ne fa il suo fiore all’occhiello!

Esisteva un madeira prodotto col metodo solera, ma le bottiglie portavano la data del vino più vecchio, il che non è permesso dalla normativa europea. Restano disponibili solo rarissime vecchie bottiglie.

Produttori

Solo otto i produttori sull’isola, che con poche eccezioni non posseggono proprie vigne, ma comprano l’uva dagli agricoltori. Ne ho visitati quattro.

Justino’s

La nuova sede di trova sulle colline a 400 metri di altitudine, scelta per aumentare la freschezza. Mi accoglie Juan Teixeira, l’entusiasta enologo dell’azienda oggi primo produttore dell’isola. Comprano il 40% della produzione di uva di Madeira e dal 1993 son parte del gruppo Martiniquaise. Il capitale francese è stato investito: nel 1993 c’era una riserva di 300.000 litri nelle botti, in attesa di imbottigliamento, oggi 2 milioni! Attrezzature modernissime, enormi tini di fermentazione da centinaia di ettolitri. Imbottigliano solo il venduto: il vino matura solo in botte.

Blandy’s

John Blandy fondò l’azienda nel 1811. Dopo otto generazioni la famiglia continua a credere del suo progetto, oggi secondo produttore dopo Justino’s. Nel 1989 creano la Madeira Wine Company con i Symingtons di Oporto. Nel 2000 Blandy’s apre la strada alla diffusione di madeira di alta qualità a prezzi abbordabili con il colheita Malmsey 1994, il primo madeira d’annata al di fuori dei carissimi vintage. Me lo racconta Rita, assistente alle pubbliche relazioni, nella grande stanza delle degustazioni, luce fioca e pareti tappezzate di bottiglie in verticale e divise per vitigno.
L’edificio maestoso, al centro di Funchal, era un monastero nel XVI secolo, poi fu convertito in prigione. I loro bottai sono all’opera con rovere americano e brasiliano. Possiedono anche 7 ettari di vigna e comprano il resto delle uve.

Visitiamo la “cantina”: alcuni ambienti esposti a sud, dove la temperatura raggiunge i 36 gradi in estate, altri verso nord, più freschi. C’è anche un piccolo museo: vecchie attrezzature, strumenti di misurazione. Sulle pareti le lettere ingiallite di reali che ordinavano vino per le corti europee.

Henriques & Henriques

Maria, la simpatica responsabile delle vendite internazionali, è un’appassionata che esulta nel raccontare l’ampia gamma dei prodotti. Facciamo il giro della cantina, tra le grandi botti di legno da migliaia di litri al piano terra, dove in estate si raggiungono facilmente i 35 gradi. Un bottaio nell’officina sta martellando i cerchi di piccole botti destinata al canteiro. Ognuna è diligentemente segnata con gessetti: anno, vitigno, partita.
L’azienda risale al 1850, quando la fondò João Henriques. Gli successero nel 1912 i figli Francisco Eduardo e Joaquim, da cui il doppio cognome. Nel 1968, alla morte dell’ultimo Henriques, la società passa nelle mani di Alberto Jardim, Peter Cossart e Carlos Pereira.

Pereira d’Oliveiras

Accogliente Luis Pereira d’Oliveiras nella cantina che la famiglia gestisce dal 1850. Il padre Anibal, figura storica dell’isola, li ha lasciati da pochi anni, adesso è lui il capo, aiutato dal figlio Felipe. Mi offre di assaggiare tutto quello che voglio, dalle bottiglie più recenti fino a quelle appunto, del 1850! Non so da dove cominciare. Con calma, comincio dagli anni 90 del XX secolo e risalgo man mano fino al 1850.

Abbinamenti

La fama del madeira è limitata all’aperitivo o al dessert ma c'è di più, anche se non è un vino da tutto pasto. Conviene qui seguire le quattro tipologie, oltre al fattore invecchiamento. Anche se non c’è una regola rigida, si consiglia di aumentare la temperatura di servizio di pari passo con il contenuto di zucchero.

Secco (sercial). Il corpo medio e l’aroma accentuato lo consigliano come aperitivo con olive, mandorle o noccioline tostate. Ama salmone affumicato, sushi e antipasti con maionese. Esalta la mousse di pesce e i formagi freschi di capra o pecora. C’è chi lo sposa con acqua tonica e ghiaccio. Servire a 9-10°C.

Semi-secco (verdelho o terrantez). Più strutturato, è pure apprezzato come aperitivo, ed ama i consommé, le zuppe cremose o di cipolla alla francese. Si sposa con jamon pata negra, funghi e formaggi a pasta morbida, terrine di foie-gras. Servire a 10-12°C.

Semi-dolce (boal o terrantez). Di pieno corpo predilige dolci alla frutta, soufflé e formaggi di media maturazione. Perfetto con cioccolato al latte, petit-fours, dolci alla crema e il tradizionale “bolo de mel”. Servire a 13-16°C.

Dolce (malvasia). La struttura lo rende adatto a biscotti al burro e al cioccolato fondente. Parimenti elegante con roquefort o gorgonzola. Servire a 16-18°C.

Per finire, i colheita e i frasqueira, come i malvasia, si accompagnano a crostate e biscotti secchi, ma vanno benissimo da soli! Se ne consiglia il servizio a temperatura ambiente, a 20°C e oltre. Le vecchie annate si sposano armoniosamente con sigari caraibici di media intensità.\

Degustazioni

Justino’s

Juan mi riceve in una sala con un tavolo bianco e un’infinita fila di bottiglie aperte: dopo una lunga sessione, queste le eccellenze, degustate in un crescendo di invecchiamento.

Malvasia colheita 1997. Tipico colore ambrato scuro. Aroma di erba e tabacco. Caffè e caramello abbracciano arancia matura e tabacco in un complesso equilibrio dove la dolcezza avvolge ma senza offuscare la freschezza. Lunghissimo finale.

Terrantez 1978. Ambrato con riflessi oro. Intenso aroma di tabacco. Prorompente freschezza con note leggermente amare di mandorla cruda ma morbido velluto per un equilibrio moderato. Tipica pungenza che richiama l’attenzione durante un lunghissimo finale.

Sercial 1940. Giallo oro che l’invecchiamento ha scurito, molto consistente. Freschezza citrina tipica del vitigno in perfetto equilibrio con la morbidezza che viene dalla lunga maturazione. Complesso aroma di spezie e tabacco. Ananas e albicocca al palato. Molto persistente, armonioso.

Verdelho 1934. Ambrato scurito dal tempo, molto consistente. Complessi aromi di pepe, cuoio e tabacco. Equilibrio perfetto di molteplici sapori terziari, tra cui emergono cuoio e legno. Lunghissimo e armonioso.
Blandy’s

Boal 1958. Ambrato scuro con naso di albicocca che lascia presto spazio ad agrumi maturi. Incredibilmente fresco al palato per un Boal di sessant’anni!

Sercial 1969. Ambrato con naso di frutta secca tostata, caramello. Esperienza opposta al vino precedente. Un vitigno nato per donare freschezza sorprende per la morbidezza che lo rende perfettamente equilibrato. Molto lungo.

Henriques & Henriques

Ci sono una ventina di bottiglie aperte, tenute a temperatura ambiente, alla luce del sole, dritte, con un tappino qualsiasi. “Scegli quello che vuoi!” mi dice Maria. Chiedo consiglio, e qui di seguito il risultato.

Rainwater. Giallo oro chiaro. Delicati aromi di mandorla e buccia d’arancia. Prominente freschezza al palato, con note citrine. Moderata persistenza.

Verdelho 15 anni. Giallo oro con riflessi ambrati. Complesso aroma di noci, vecchio legno, uva passita e miele. Mela cotta e marmellata di arancia affiancate da note caramellate. Freschezza incisiva ma non prepotente, moderato equilibrio con lungo finale.

Boal 15 anni. Ambra scura e riflessi oro. Aromi sorprendentemente fruttati e marcata freschezza per questo vitigno votato al vino dolce. Palato complesso di mela cotogna e crostata di limone. Molto persistente.

Malvasia 20 anni. Ambrato scuro con riflessi oro. Aromi molto complessi di caldarroste, miele, caramello. Palato vellutato di miele e vanigla, nocciole tostate. Opulento, rotondo, ma l’acidità che emerge lo rende perfettamente equilibrato. Un vino armonioso che mi sogno con cioccolato fondente.

Terrantez 20 anni. Colore arancione per prolungata macerazione, sfumature verdi. Al naso risaltano peperone verde e uva passita. Al palato emergono spezie, noci e legno. Perfettamente equilibrato, complesso e lungo con leggera tipca pungenza.

Tinta Negra 50 years limited edition. Rarissimo frutto di un invecchiamento fuoriclasse. Smentisce il luogo comune che vuole il vitigno relegato a vini di seconda classe. Ambra molto scura, grande consistenza. Marmellata di albicocca al naso con note di cuoio. Caramello supportato da mela cotogna al palato. Morbidezza elegantissima e residua acidità producono grande equilibrio. Molto lungo.

Pereira d’Oliveiras

Bastardo 1927 bottled 2014. Naso complesso, di prugne cotte. Fichi secchi al palato. Equilibri perfetto, molto lungo. Imbottigliato per la prima volta nel 2007, dopo 90 anni in botte, ben 60 anni oltre il minimo richiesto di 20.

Verdelho 1912. Nocciole e fichi secchi. Ancora incredibilmente fresto. Complesso e molto lungo.

Moscatel 1875. Molto intenso al naso e al palato. Considerando che si tratta di un moscato, è incredibile che abbia conservato questa freschezza e morbidezza per 150 anni. Lunghissimo.

Verdelho 1850. Il più vecchio dei vini assaggiati a Madeira. Non smette di sorprendere d’Oliveiras. Vien da dire che questo vino sia ancora giovane tanta è la freschezza. Un tocco di amarognolo sul finale però fa pensare che forse non conviene aspettare oltre. Ma forse sono solo io che non sono abituato a questi sapori.

Friday, April 5, 2019

Wines of Sicily, selection of indigenous grapes

Tonight we met for one more session on the wines of Sicily.

This time it was conducted in English for a smaller group of our members.
Presentation on Sicilian wines

Today's presentation on Sicilian wine is available in English here.

We blind-tasted a selection taken from the large number of wines we sampled last November at the Istituto Italiano di Cultura in Brussels.

This time we chose to focus on indigenous grapes. Sicily is known for a huge number of these, up to 100 including some historical ones now out of production, and therefore we inevitably had to make some painful choices.
Bottles dressed up for blind tasting
Our plan is to complete this tasting with another one that will cover grapes and producers we did not have time to do justice to today.

For the whites we started with a Gaudensius, a traditional method bubbly made by Firriato with a creative and happy blend of chardonnay and catarratto.

A carricante by Planeta revealed the richness of the volcanic soil on the Etna.

Best pairing with arancino?
Among the reds, for nero d'Avola, the most famous of Sicilian reds, we had a bottle of Hedonis by Feudo Arancio.

This was followed by nero d'Avola in its incarnation as a component, together with frappato, of the only DOCG of Sicily, the Cerasuolo di Vittoria, Sammauro by Nanfro.

Then perricone, an intriguing black grape which is unfortunately less popular today than it used to be and harder to find. We appreciated a Gibellina by Tenute Orestiadi.

crostini and sardines
Literally dulcis in fundo, we tasted the zibibbo passito by Firriato, Ecru, which was considered the most interesting wine of the evening by a consensus of all tasters tonight.

We also had a chance to try some pairing with Sicilian foods like arancini, cannoli and diversi tipi di crostini alle sarde e al pesto siciliano.

We also tried Sicilian extra virgin olive oil, fruity and aromatically assertive as we expected.
















On behalf of the Associazione Italiana Sommelier our thanks to the following importers in Belgium: 

Licata
Young Charly
Marcon Vini

And the following producers:

Firriato
Planeta
Villagrande
Feudo Arancio
Cusumano
Nanfro
Palari
Tenute Orestiadi
Tenuta Terre Nere
Morgante 

for their support of our Brussels club.



End of an evening of hard work

Friday, November 23, 2018

Il vino della Sicilia presso l'IIC di Bruxelles

Consegna della guida AIS al direttore Grossi
Oggi si è svolta una serata sul vino della Sicilia, organizzata dal Club AIS di Bruxelles presso l'Istituto Italiano di Cultura della nostra città.

Il Club AIS ringrazia l'istituto ed il direttore Paolo Grossi per la generosa ospitalità.

L'evento si è inserito nella "settimana sulla gastronomia italiana" organizzata da vari anni dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione presso le sedi diplomatiche in tutto il mondo.

La manifestazione è cominciata con una presentazione di Marco Carnovale, rappresentante AIS a Bruxelles, sul vino della Sicilia.

L'evento si è svolto in lingua italiana, in linea con la missione dell'istituto, ed ha vista l'affluenza numerosa (tutto esaurito!) della comunità italiana residente in Belgio come pure di molti belgi ed altri espatriati che parlano la nostra lingua.

La presentazione è visibile online.

Calogero stappa per il pubblico









È quindi seguita una degustazione di vini siciliani, con la partecipazione dei seguenti produttori: Firriato, Planeta, Tasca d'Almerita, Regaleali, Villagrande, Feudo Arancio, Cusumano, Nanfro, Palari, Tenute Orestiadi, Tenuta Terre Nere, Morgante.

Il nostro ringraziamento va anche agli importatori di vino siciliano (e di  tutta Italia) in Belgio per la loro entusiasta e generosa partecipazione: Licata, rappresentata da Calogero Licata, siciliano, una colonna dell'importazione di vino italiano di qualità in Belgio da quasi 40 anni. 

Biagio Sorce, anche lui siciliano, ha portato i vini di Young Charly



Marian aiuta gli appassionati a degustare


Invece Roberto Marcon, che siciliano non è ma importa anche vini siciliani a Bruxelles, ha rappresentato Marcon Vini

Gianfranco Raineri importa vino italiano nel Limburgo ed è stato rappresentato da Marian Cansse.

Svariati produttori hanno anche condiviso un assaggio del loro olio di oliva extravergine a completamento della panoramica sulle eccellenze siciliane.


Biagio spiega il vino siciliano

Roberto e Roberto all'opera

Luca mesce per gli appassionati





Friday, November 17, 2017

Mature Barolo tasting, at Eurowines

We met today at Eurowines in Brussels for a blind tasting of mature Barolo

Thank you to Eric Daive, owner of Eurowines, for his hospitality in his first class shop in the Woluwe borough of Brussels. Do visit him for a wide choice of wine and spirits and friendly advice.

These bottles had been patiently waiting in the cellar for decades, slowly developing tertiary flavors, and today it was their day.

We tasted the wines blind, one by one, and scored them using the AIS system. Just so as not to make it too easy, two of the nine bottles were similarly aged Barbaresco, another noble wine from Piedmont made with the same grapes but in a different terroir. And two of the seven bottles of Barolos were identical: same producer, wine, vintage.

Overall, the Barolos were at, or very close to, their peak. A couple of them would have scored higher five years ago, but deciding when to open a bottle of Barolo is not an exact science. This tasting confirmed the incredible aging potential of this wine.

Or one could say of the nebbiolo variety: we added to the tasting a single bottle of Barbaresco, as a sort of control group. Sometimes considered the junior wine in the nebbiolo family of wines, this Barbaresco proved to be capable to take on all the Barolos and prevail.

The average score of today's wine was quite high, with five wines out of nine scoring above 90. This was perhaps not surprising given the high reputation of the lineup.

Only one of us correctly guessed which was the lone bottle of Barbaresco and none of us could tell which two bottles were the identical Scavino Barolo 94. The two bottles turned out to be very different indeed, even though they had been stored together for almost 20 years.

We paired the wines with a few Italian gastronomic specialties: Parmigiano cheese (aged 70 months!, none of us had ever tasted one this age), prosciutto and salami. Structured food for a structured wine. The delicacies provided by our sponsor Primitiae Italiae were a good complement for our tasting.

Preserved mushrooms, eggplant, olives, dried tomatoes and others, which matched well with the tannic Barolo and Barbaresco. You can read about their project and suggested recipes, as well as contact them to order their products on their website.


The Tasting Results


Individual wine notes, scores (average for the group), rank in our tasting and approximate market price (retail in late 2017 based on winesearcher.com data):

1. Barolo Vigna Enrico VI, Az. Cordero Montezemolo, 1996.  Top label by Montezemolo, it was a bit disappointing. Past its prime. Score 79. Ranking today: 9/9. Price: Eur 100.

2. Barolo Rocche dell'Annunziata, Az. Scavino, 1990. A great wine at its peak, full bodied, perfectly balanced and long. Score 89. Ranking today: 5/9. Price: Eur 350.

3. Barolo Bric del Fiasc, Az. Scavino, 1994. Another great one. Past its prime but still a balanced and long wine. Score 91. Ranking today: 4/9. Price: Eur 85.

4. Barolo Bric del Fiasc, Az. Scavino, 1994 (identical to n. 3).  Surprisingly better than identical bottle n. 3. A top bottle tonight. Perfect balance and very long. A harmonious wine. Score 94.. This bottle scored higher than the identical n.3 Ranking today: 2/9. Price: Eur 85.

5. Barolo Serralunga, Az. Manzone, 2000. A very good bottle, just short of excellence. A few years past its prime. Score 87. Ranking today: 6/9 ex aequo. Price: Eur 60.

6. Barolo Bussia Az. Prunotto, 1990. Another bottle that scored a bit below its original (very high) expectations. Score 85. Ranking today: 8/9. Price: Eur 120.

7. Barolo Campè Az. La Spinetta, 2000 .  Excellent bottle, full bodied, round and long. Score 92. Ranking today: 3/9. Price: Eur 100.

8. Barbaresco Valeirano Az. La Spinetta, 2004. Only one of us tasters tonight guessed correctly that this was the lone bottle of Barbaresco of the night. An exceptional, harmonious bottle, at its peak.  Score 95. Ranking today: 1/9. Price: Eur 105. The surprise winner today!

9. Barolo Vigna Elena  Az. Cogno, 2000.  A very good bottle at its peak. Ripe fruits still at forefront. Full body and long. Score 87. Ranking today: 6/9 ex aequo. Price: Eur 75.

The lineup unveiled at the end of our tasting

Facts about Barolo

King of Italian wines, wine of Italian kings: beginnings in 1850s, same as Bordeaux, under initiative of Count Cavour and King Vittorio Emanuele II, before unification of Italy.

Area: 11 towns (comuni) in southern Piedmont. Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba are the mains ones + 6 others.

Geology: mostly clay, with chalk an sand. Continental climate.

Grape: Nebbiolo 100%. Same as for Barbaresco, generic Nebbiolo, and a few others.

Etymology: from nebbia (fog) because grapes ripen late when the region experiences much fog. Also grapes covered with pruina, a grey fungus coating late in season.

Production: 700+ vineyards for close to 2,000 hectares, ca. 11-13 million bottles, +50% in last 20 years. About 4% of all Piedmont wine, which is ca. 5% of all Italian wine.

Max yield/hectare: 8 tons (5600 liters) . In case name of vineyard is mentioned: 7.2 tons.

Alcohol content: 12.5% to 15%.

Aging: min. 38 months, of which 18 in French or Slavonia oak barrels. Chestnut no longer used, too bitter. Riserva: 62 months, 18 in oak. New trend: aging in small oak barrels, smoothens indigenous tannins and acidity. Both styles of Barolo are in use today and the debate is still open as to which is best. In the end it is a matter of personal taste and luckily we consumers can have both!

Price: retail for new wine in the market from ca. 35 euro to over 1,000 (Gaja, Conterno).

Color: garnet red.

Aromas and flavor: complex secondary (fermentation): ripe plums, cherries. Powerful tertiary (aging): chocolate, liquorices, leather, tobacco.

Evolution: potential in the bottle of well over 25 years for the best wines.

Pairing: red meat, game, pasta/risotto with hearty sauces to contrast tannin. Cured cold cuts. Aged cheeses. Structured food to match structure of wine. At its peak of maturity it can be enjoyed by itself.

Final remarks: Barolo is a powerful yet elegant wine, with infinite complexity and long aging potential. It requires all of our attention to buy, to age in our cellar and to find a proper pairing, not least because it does not come cheap. 

Comuni where Barolo is produced. (C) Diwinetaste.com

Sunday, September 17, 2017

Tasting and visit to the vineyard of Clos d'Opleeuw, Limburg, Belgium

Clos d'Opleeuw chardonnay almost ready for harvest
Today a group of members of the BWC/AIS Club of Brussels went for a day trip to the Limburg, a province of the Flemish-speaking part of Belgium. A sunny and balmy day, perfect for a day out!

Here we visited Clos d'Opleeuw, the vineyard of Peter Colemont, for a tour of the small (1 hectare) plot of chardonnay and pinot noir and a vertical tasting.

We went to the vineyard first, which is very well kept and it will be difficult, if not impossible, to expand this level of soil/ slope/ orientation/ protection from the weather.

Peter does not believe in "organic" farming but makes minimal use of chemicals in the vineyard. No added yeasts, only indigenous: more difficult to control but can do also thanks to his limited quantities. No fining with egg whites, only some casein.



The wall of the Clos, dating back to the middle ages, protects from the weather

But let Peter Colemont explain himself about his project.



We then had our tasting. First the chards, then the lone red. Following are the tasting notes that reflect our consensus during the tasting. The scores are mine. I did not indicate prices because the older wines are sold out and Peter Colemont exceptionally agreed to this vertical tasting. However the most recent vintage chardonnay retails for some 40 euro, while the Prestige goes for 60. Peter Colemont does not sell directly unless buyers also purchase some of his imported wines.

Peter Colemont leads our tasting (© Lifang Yan)

Chardonnay 2011, 12%
Straw yellow, moderately intense and consistent. Still quite fresh though round enough for drinking now.
Score 88

Chardonnay 2007, 12%
Golden yellow and very consistent. Notes of white truffle. Minerality and still plenty of freshness make for a perfect balance.
Score 92

Chardonnay 2005, 13%
This vintage is fresher than the 2007 we just tasted, it was a cooler year. Even a tad of effervescence, some excess carbon dioxide in the bottle.
Score 90

Chardonnay Cuvée Prestige Pleistoceen 2015, 13%
The prestige is produced, only in the best years, with the best grapes, from the best part of the small vineyard. Longer and more complex than the other Chards. Again truffle and some vanilla. Obviously still too young, it has a great potential but it is a ready wine for those who like it fresh, a bit Chablis style. A harmonious wine which could provide great surprises to its lucky owner for years to come.
Score 94

Pairing with food: these complex and structured chardonnays could go with structured white meats, maybe guinea fowl or turkey, and even caramelized pork chops.



Pinot Noir 2016, 12.5%
Surprising garnet color instead of the more usual ruby which characterizes pinot noir. Red fruit jam in the nose while mushrooms emerge in the palate. Very well balanced for a young PN, much smoother than expected. It's Achilles heel is perhaps its structure, not as well defined as it could be. Moderate length. Ready with limited aging potential.  As Peter himself noted, more work is necessary on the Pinot Noir, though I personally appreciated its pleasant smoothness and was intrigued by the garnet color.

The Pinot Noir will go well with duck liver spread on toasted bread, pasta with green and red peppers and, why not?, a delicate curry or Chinese Hainan-style steamed chicken with fried rice.
Score 84

Chardonnay and Pinot Noir (© Lifang Yan)
Thank you and see you next time! (© Lifang Yan)

To complete an excellent oeno-gastronomic excursion members of the BWC/AIS Club went for an excellent lunch at the nearby Altermezzo restaurant, creative and colorful cuisine at reasonable prices.

And to finish the day we paid a visit to Tongeren, an ancient Roman city where wine was already made some two thousand years ago. Its central square and cathedral as well as the unique treasures of the Teseum before returning to Brussels.

We'll have to come back to Tongeren, to taste the next vintage of Opleeuw, to visit other wine producers in the region (stay tuned, write to us to be included in our mailing list...) and to admire the Beguinage, a UNESCO world heritage site in the center of town.


Friday, May 26, 2017

Cabernet Franc Blind Tasting, at Phil dans ta Cave

Bunch of Cab Franc, © Wikipedia
Ten members of the Club met today at Phil dans ta Cave for an exclusive blind tasting of Cabernet Franc wines. A good way to end the week on this Friday evening, 26th May.

After an aperitif of Burgundy white, while waiting for everyone to arrive, we tasted three sets of three cab francs each, for a total of nine bottles.

Each set was prepared in carafes by Jonathan Smets, who was the only one to know the content. Each set was composed of two Loire Cab francs and one each from Italy, Hungary and Argentina, but we did not know which until the end of the tasting.

All of the above was accompanied by bread and tasty snacks. Wines were scored using the A.I.S. system.

Below is a summary by Marco Carnovale of some of the comments in the room, followed by his scores and (in brackets) the average score from the group.

Thank you to Phil and Jonathan of Phil dans ta Cave for hosting us. See the page "Friendly suppliers" in this blog to contact them and benefit for special discounts and receive invitations to tastings and sales as a member of the Brussels Wine Club. Contact us to join for free.


Here is a useful template from Winefolly to introduce Cab Franc.






















APERITIF TO WARM UP...

1987 Guffens Clos des Petits Croux (magnum). 100% Chardonnay from Burgundy.

An amazing wine which never ceases to surprise. Excellent consistency, but incredible freshness at 30 years-old. Complex aromas of ripe apricots, caramel, whisky. Perfectly balanced and very long. A harmonious wine, probably at its peak, but one would probably have said the same thing ten years ago. Score 95 (95). Price: 75 Eur (if you can find it).




FIRST SET

2015 Magipiro Az agricola Siciliano. Light ruby, moderate consistency, maybe a bit of nail polish. Barely balanced, some residual sugar. Score 78 (74). Ranking today: 9/9. Price: Eur 29.

2014 Y Amirault Saint Nicolas des Bourgueil Les Malgagnes. Green pepper, moderate balance, hard sensations prevail but not aggressive. Body and acidity promise a good evolution. Score 88 (85). Ranking today 2/9. Price: Eur 25.

2010 Philippe Alliet Chinon Vieilles Vignes A bit less freshness than previous wine, but otherwise similar. Typical Cab franc. Score 88 (83), Ranking today 3/9. Price: 18.


SECOND SET

2011 Philippe Alliet, Coteau de Noire Deep ruby intense and complex. Explosive raspberry and plum, perfect balance of full body and prominent freshness. Ready but will deliver for several more years. A harmonious wine. Score 94 (90). Ranking today 1/9. Price 28 Eur.

2013 Don Balthazar (Argentina),  The previous wine was a hard act to follow. This is a good cab franc with moderate potential. Good value for the money if your budget is limited. Score 86 (82). Ranking today 5/9. Price Eur 11.

2010 Baudry Chinon Les grezeaux, we step down a bit again from previous wine. Bitterish cherry. Moderate balance and length.  Score 84 (82). Ranking today 6/9. Price 18 Eur.


THIRD SET

2012 Malatinszky "Noblesse Cabernet Franc" (Hungary). Exuberant alcohol overpowers a pleasant sour cherry jam. Moderate balance, body and length. Score 78 (82). Ranking 4/9. Price: Eur 24.

2010 Clos Rougeard Saumur Champigny  A relatively plump wine, but lacks acidity. Mature. The most expensive wine of the evening, it did not really perform as one would have expected. Score 84 (81). Rank today 7/9. Eur 100+.

2012 Baudry Croix Boissée. Well known to most participants the 1st wine by Baudry was a bit of a disappointment, did not shine as expected. I found it aggressive, only moderately balanced while in the past I have several times ranked it as one of the best cab franc in Loire. Maybe it just needs time. Maybe I was just tired at the end of the evening!! Score 78 (80). Ranking today 8/9. Eur 28.

BONUS WINE (Thanks Jon!) 2008 Joguet, Clos de la Dioterie. Quite distinctive cab franc, ready now with its peak probably a few years ahead of us. Score 86. About 20 Eur.

CONCLUSIONS

1. Cab franc is a difficult varietal but can give great pleasure by itself, and not necessarily in blends with its son cab sauvignon, merlot or others. Few regions of the world try to make 100% cab franc, too bad. Even Cheval Blanc blends a bit of merlot.

2. It is not necessary to spend a fortune to get a good cab franc, in the 20-30 eur range there are great products.

3. Loire is still top, but Hungary and Argentina have interesting offers. We'll try Slovenia and others soon. Italy disappointed this time.

4. This varietal needs time, no point trying to hurry up. Give it ten years, more for a 85+ wine.

You can buy all of this wines with our members' discount of 10% at Phil dan ta cave, see page on friendly wine suppliers on this blog.